sabato 3 dicembre 2011

Il Viaggio


 Sono a Londra. 
Di quello che è successo finora ricordo poco.
Ricordo di aver preso due aerei e  di aver dormito, o meglio non ricordo di essere stato sveglio. 
Prima di recarmi ai controlli di sicurezza ho:

  1. acquistato un  deodorante per evitare inimicizie con i miei compagni di volo
  2. acquistato una bottiglia di acqua dopo che un sandwich mi aveva salmistrato la lingua
  3. riposto il deodorante nel sacchettino trasparente
  4. buttato via meta’ dell’acqua in un crescendo di sorsi prima di arrivare al varco controlli
  5. materializzato la tensione in quell’attimo in cui devi togliere la cinta, togliere il giubbotto, togliere l’orologio, il laptop, no, non così, il laptop a parte signori, la macchina fotografica, il cellulare ed il portafoglio.

 Ora sono qui che schiaccio con fretta  tutto nei cestelli e li spingo cercando la sincronizzazione perfetta tra la loro uscita dal tunnel ed il mio essere pronto a riceverli dall’altra parte. E' un movimento perfetto, un colpo di polso e i cestelli scompaiono ed io infilo la porta convinto che sia la solita formalita' e senza perdere mai di vista l'uscita dei cestelli.
La porta però ha un verdetto non scontato e con un biiiiiiip malefico accende un rosso semaforo e con esso l’attenzione degli operatori. A quel punto uno mi controlla il passaporto, l’altro mi mette in croce e appena allargo le braccia il primo mi infila il passaporto nella mano. Mi vedo dall’esterno, in croce con un passaporto in mano. E’ la passione del XXI secolo. L’operatore dei controlli mi plasma cercando il corpo del reato e poi non trovando nulla mi fa cenno di andare. Il biiiiip era superfluo, la macchina si era sbagliata ma ora la mia roba è accatastata nei cestelli a fine corsa del tapis roulant. Il secondo cestello, quello con il laptop è più pesante e sta quasi per accoppiarsi con il primo contenente il giubbotto. Arrivo appena in tempo e come se fossi ad una vendita promozionale prendo su tutto quello che posso stringendolo in un largo abbraccio e portandolo via alla ricerca di un luogo sicuro dove rimettere a posto i pezzi e ripartire alla volta della sala d’aspetto.
L’attesa è surreale. Tutti leggono qualcosa. Io non ho nulla da leggere così mi guardo intorno senza il rischio di incrociare lo sguardo di nessuno. Un impulso elettrico graffia il rame dei contatti e ci mette in comunicazione con una voce anonima che ci annuncia l’apertura del Gate. Non ha finito di parlare che sono gia’ pronto, in prima fila, soddisfatto del mio scatto. Anni ed anni di viaggi Ryanair mi hanno instillato quella sana cattiveria da viaggiatore che rinuncia all’imbarco prioritario e si prepara ad una vera e propria guerra di nervi. Con i voli Ryanair non c’è attesa, c’è preparazione, allenamento. Le regole non scritte sono semplici ma per applicarle a dovere bisogna essere preparati. Conosci il Gate! Che fai, ti siedi? No, ci gingilli di fronte come se il tuo volo fosse un altro. Poi arriva lei, l’operatrice, che sedendosi alla postazione del gate ti avvisa che la guerra ha inizio. Tu la guardi fisso, perché c’è un momento in cui un suo gesto ti dira’ che è ora di scattare. Ma prima di questo momento lei sbriga tutta una serie di incombenze: chiama la madre per chiederle di andare a prendere Giovanni, suo figlio, a scuola in quanto lei proprio non può farcela a tornare da Londra in tempo. Poi invia a suo marito la lista della spesa, chiama l’estetista per confermare l’appuntamento della settimana seguente e poi ad un certo punto arriva una chiamata al telefono del gate. Lei smette di fare quello che stava facendo, si libera l’orecchio destro dai capelli con un colpo secco del capo, un colpo che brilla per eleganza di esecuzione e per un carato appeso al lobo. I capelli come  dervischi ruotano e atterrano sulla schiena, morbidi. A questo punto il labiale è fondamentale. Quando lei ricevera’ l’OK sara’ gia’per meta’ alzata dalla sedia. Questo è il momento. Molti neofiti fanno lo sbaglio a questo punto di imboccare la fila delle partenze prioritarie. Niente di più sbagliato. Da lì non si torna indietro se non a capo chino. Certi sbagli si pagano e non puoi certo pensare di tornare indietro e di infilarti nella fila giusta in virtù di un fantomatico diritto acquisito siglato con frasi del tipo “c’ero prima io” “è da un’ora che aspetto” “ho sbagliato fila, ma non ha visto che ero qui prima di lei?”. Niente di tutto questo ha valore alcuno. Tu hai dato dei deficienti agli altri che aspettavano in una fila chilometrica e ti sei infilata lì, dove guarda caso c’erano due persone. Lo hai fatto con quel ghigno nascosto di chi ha trovato la soluzione e non vuole che gli altri la vedano. Bene ora quel ghigno ha cambiato sponda e distorce il labbro di circa 60-70 persone che come al cinema sono lì a guardarti fisso mentre torni indietro respinta dalla Hostes. A questo punto per te non c’è posto nella fila giusta. Non appena il tuo sguardo si posera’ in una crepa, un anfratto nel quale intromettersi, le file si serreranno e i trolley comporranno una testuggine perfetta.
Prendendo in considerazione questi ed altri piccoli accorgimenti, potrete guardare il panorama dal finestrino, chiedervi perché i finestrini sono così bassi rispetto alla testa di un passeggero seduto, domandarvi infine cos’è quel dolore pungente che avvertite al collo dopo aver passato 1 ora a guadare le nuvole con la testa piegata. Poi l’ultima sensazione è quasi sempre la stessa: stanchezza. Stanchezza perché per il tempo del viaggio qualcuno ha cercato in tutti i modi di vendervi qualcosa.
I voli Ryanair sono un mercato ad alta quota.
Dopo anni e anni di scuola, rincorse, vittorie tutto questo addestramento non mi serve a nulla. Tutti gli altri passeggeri sono composti, non c’è nessuno che abbia voglia di lottare. Certo, è vero….i posti sono assegnati quindi gran  parte del divertimento così si perde, ma volete mettere la soddisfazione di entrare quando l’aereo è quasi vuoto e non bisogna schivare i trolley che si librano sulle teste e  che lontani dalla leggerezza delle ruote di ultima generazione, svelano la pesantezza del maglione pesante, quello di lana fitta fitta, perché Vancouver, come direbbe mia madre, è fredda.
Vinco a tavolino, mi siedo nel mio posto e mi preparo alla traversata.

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